Silenzio (di Antonella C.)

Silenzio (Antonella C.)

È quindi questo il silenzio, che sento ora, quando la tv è spenta, nessuno in casa parla, e si sentono solo i vicini di casa litigare come al solito.

Ma i vicini non parlano a me, quindi è come se non ci fossero.

Quando non sto leggendo scrivendo studiando navigando sui social o riordinando qualcosa in casa.

Quando la mente è abbastanza libera e serena da notare questi particolari.

Quando noti che hai un tavolo in soggiorno, un vaso di fiori sul tavolo, una libreria già strapiena, quando senti il peso del libro che stavi leggendo, poggiato sul tuo addome.

È un silenzio relativo, le auto passano in strada, qualche passante chiacchiera con un altro passante, un cane abbaia, ma è pur sempre silenzio.

Sento persino la mia mente tacere, manca quel brusio di fondo fatto di cosa devo fare domani, avrò inviato quella email, avrò fatto bene o male quella cosa. Pensieri, piani, progetti, cose da ricordare, cose da rivedere, paure da scacciare, ansie, sogni, preoccupazioni, non fanno mai conoscere il silenzio alla nostra mente.

Per questo il silenzio è merce rara, perchè la mente non tace mai. È sempre altrove, sempre in movimento, sempre affannata e al lavoro.

Sono stata in luoghi silenziosissimi, dove il massimo del rumore era il cinguettio degli uccelli, eppure non me ne sono accorta, se non per qualche breve secondo, sempre presa da altro, da dove andiamo adesso, che ora sarà, a che ora chiudeva il museo…

Mi accorgo del silenzio solo in momenti così, quando riesco a sentire me stessa, quando sento le gambe stanche stese sul letto, il cuscino sotto la mia testa, quando manca qualcosa. Il silenzio è spesso per me assenza, assenza di stress, ansie, preoccupazioni e pensieri su cosa ho fatto – cosa farò. Ti fermi un attimo e ti chiedi “ come mai pare manchi qualcosa?” e quel qualcosa è il rumore, che per un po’ ti lascia libera.

La chiamano mindfullness, e non è solo difficile da capire, è difficilissima anche da applicare.

Il qui e ora è un tempo e un luogo da cui fuggiamo spesso, perché ci ritroviamo soli con noi stessi, e la compagnia non sempre ci piace.

Eppure quando capita, quei pochi minuti, rari, al giorno, settimana, mese, anno, la mente rallenta, il corpo si rilassa, il respiro diventa più profondo, e un senso di pace, benchè precario, ci avvolge, e ci chiediamo perché non succeda più spesso di stare in silenzio.

Già, perché?

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