Roma:professoressa morta in casa da due anni:ci interessa veramente? Rome:Teacher found dead at home after two years. Do we really care?

Roma 21/09/2015
L’ennesima notizia di una donna anziana trovata morta in casa dopo due anni. Una ex professoressa. Gente incredula. Shock degli ignari vicini. Commenti a pioggia sui social.

E spunta l’ex studente che si pente -pubblicamente e per carta stampata- dell’averla presa in giro quando, a scuola, lo facevano tutti.
L’ex-studente e’,casualmente diventato uno scrittore..
e allora mi chiedo..
La Repubblica  avrebbe fatto pubblicare una testimonianza all’ex alunno operaio? E l’ex alunno semplicemente dipendente statale avrebbe fatto lo sforzo di scrivere a un quotidiano per dire ”io la conoscevo, mi pento post mortem” se non avesse in fondo tratto un po’di visibilita’, qualche chance di vendere copie del suo libro tra nuovi curiosi lettori?

Street artist Iheart From Vancouver and how social media changed our perception of life and respect for death
#Rip- Street Artist IHearth Vancouver

Io stessa avrei scritto questo post se non per sentirmi in diritto di dire la mia e avere un secondo di visibilità anche io?
Non è speculazione del dolore anche questo? O e’ libertà di parola?

Avevo appena letto un trafiletto sullo Street Artist  IHearth su un numero arretrato de’La Lettura’ del Corriere della Sera:  In particolare le recenti opere dell’artista sull’uomo e il suo rapporto sui social- Come il recente lavoro #Rip del giovane che non perde occasione di farsi un selfie con il morto, immaginiamo famoso, immaginiamo molto noto,forse, o forse non è detto.

Il che mi fa pensare che in fondo, in nome di un po’ di effimera visibilita’ da bar (ma trasposta sui social) saremmo disposti a tanto, troppo.

Ad andare in tv il giorno stesso in cui ti e’stato ucciso un figlio, a fare i collegamenti da casa propria con la puntata odierna di ‘Quinta colonna’e cosi’ via.
A raccontare a se stessi e agli la propria indignazione per l’assenza dello Stato, a chiedere giustizia, forse, ma soprattutto per non rischiare che,dopo il funerale dei nostri cari, si rischi di rimanere non tanto ‘soli’, quanto un po’ troppo in compagnia del nostro dolore.

Ma in fondo è tanto diverso dalle visite alle salme dei conoscenti, nei piccoli paesi di provincia, in occasione dei quali si andava a salutare i parenti per poi rimanere ore a chiacchierare con gli altri vicini di casa, non solo (e non tanto) del defunto, quanto di ogni altro argomento venisse in mente, lì davanti al feretro, con gli stessi parenti presenti. Senza risparmiarsi parolacce o commenti cattivi e battutacce.

Siamo da biasimare o da compatire?
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Rome-Italy 21/09/2015
Recently newspapers and tvs reported one more news about a old lady found dead on her flat after her neightbours complained about bad smell coming from the apartment.
The lady, a former art teacher, have been noticed alive for the last time 2 years ago. 
As usual in similar case, people comments on social their surprize and disappointment, and everyone is in shock.

And the day after, the italian newspaper La Repubblica  publishes one article written by one of her former students, now became a writer, publicly negletting himself for not being nice ot her when in school, for making her victim of jokes for her way of talking and dressing.

Then i wonder.. would the newspaper have been published the former student’s public letter if he wasn’t a writer so a “known” person, in a way?

And why the former student wrote the article to the newspaper? He Would have done the same if working as an employees with no interest to sell some more copies of his books, if not for the chance to take advantage of the short lasting popularity of this news?

Am i myself too much different from him? it is not, all of our actions, all a way of taking advantage of other people’s death? Or it is, more democraticaly, each person’s freedom of speech?

I was just reading a small article on a Canadian street artist called IHearth, who’s recent  work has been a canvas on a young person making a selfie picture with a dead person. Possibly a famous dead person. Probably with the aim to share it on facebook or instagram.

Are we all really willing to do anything in order to seek some popularity?

Street artist Iheart From Vancouver and how social media changed our perception of life and respect for death
#Rip- Street Artist IHearth Vancouver

We are all willing to go on a tv show the same day our son has been killed, not only to show our demande for justice,but expecially to make sure that, after funerals, we are not left alone and forgotten with the strong company of sadness and pain?

It is that so much different from the old way we celebrate funerals in small villages, where visiting the departed’s relatives is a way to chat with other people, to exchange not just gossiping about the dear deceased, but gossiping at all, and even laughing and using bad words, in front of the coffin?
But are we all to be blamed or to be pitied at the end?

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